Jul 14, 2011

Ancora sulle ragioni dell'attacco e il resto


Nell'ultimo post mi chiedevo se "l'attacco" all'Italia fosse giustificabile o meno in base ai fondamentali economici. Non sono in grado di darmi una risposta. Da un lato la situazione Italiana economicamente e politicamente è disastrosa, dall'altro ci sono notevoli differenze con altri paesi che hanno avuto problemi.
Sono anni che leggo articoli che si aspettano un imminente crollo del paese o roba simile, e ho letto numerosi articoli che fanno notare alcuni punti di minor debolezza dell'Italia rispetto alla Grecia.
In altre parole, come spesso accade, molti dei commentatori cercano di razionalizzare e prevedere quello che potrebbe succedere, ognuno con i suoi ragionamenti più o meno sensati.


Quando qualcuno ci azzecca ovviamente lo rivendica e inizia ad affermare che le sue argomentazioni sono quelle giuste.
Ma è evidente che la realizzazione di un evento, implica solo la correttezza della predizione, mentre nulla dice circa la correttezza della spiegazione, per quando sensata possa sembrare.
E allora, purtroppo, la verità è una sola: chi ha indovinato, ha indovinato, punto. Vale certamente la pena di prendere in considerazione i suoi ragionamenti, ma non hanno più valore di altri. Semplicemente sappiamo che un evento si è verificato, ma non sappiamo perché.
La spiegazione di colui che ha previsto correttamente, benchè forse più probabile, è valida quanto ogni altra spiegazione fino al momento in cui non si riesce a verificare la validità di una di esse.

Nel momento attuale, pensare che le aspettative abbiano avuto un ruolo fondamentale e le basi economiche abbiano solo un ruolo nella formazione delle aspettative, anche se forse non mi soddisfa appieno intellettualmente, mi sembra più probabile.

Al di là di tutti i ragionamenti che sono stati proposti, il dato di fatto è che i mercati sono da tempo "nervosi" ed era probabile che a un certo punto scattasse qualche dinamica di massa, anche senza un motivo reale, serviva solo un segnale per innescare la crisi di fiducia, una scintilla.
Certo, la situazione economica globale e la situazione economica e politica italiana giustificano un certo nervosismo dei mercati. Ma questo rappresenta solo lo sfondo o forse l'insieme delle concause. E del resto nulla è cambiato da un giorno all'altro che possa giustificare l'attacco.

In generale credo che dobbiamo ringraziare la nostra classe politica per aver aiutato i mercati ad uscire dal dubbio, dimostrando ogni giorno di essere inadeguata, perché forse la scintilla è stata proprio la manovra finanziaria.

Il necessario rigore oggi non lo impone Tremonti, non lo impone l'Europa, e non lo impone la Spectre. Lo impone l'enorme debito pubblico e il fatto che i risparmiatori, a qualunque avvisaglia di irresponsabilità,  non accetteranno di continuare a finanziare lo stato italiano per pochi punti di spread rispetto ai bund tedeschi.
Guardare ai mercati ieri, oggi, domani e tirare il fiato, pensare che l'abbiamo scampata, che ancora una volta la furbizia da gioco delle tre carte ci ha premiati, è stolta consolazione. Lo spread sui bund è oggi ai massimi storici, oltre 200 punti base sui titoli a 10 anni secondo i dati di Bloomberg. Impossibile prevederne l'andamento a breve, ma non è lontano il momento in cui i mercati chiederanno al Tesoro di "vedere" la garanzia collaterale al debito pubblico...
Alberto Bisin, Sandro Brusco (30 giugno 2011)

Non è quindi sorprendente che dopo una manovra come questa e una reazione dei mercati alla stessa di totale discredito - che ha portato lo spread rispetto ai titoli tedeschi a 240 punti base - i politici urlino ad un qualche complotto "esterno". [...]
È così difficile da comprendere che in questa situazione chi presta soldi al Tesoro lo fa sempre meno facilmente, cioè richiede tassi più elevati? Come vi sentireste se incontraste un imprenditore, a cui avete prestato denaro, ubriaco in un bar a fare a cazzotti col suo socio?
Alberto Bisin, Sandro Brusco (11 luglio 2011)

Tito Boeri sulla manovra (8 luglio 2011)

I mercati l'hanno capito, e gli italiani?

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