Feb 11, 2012

Stop ACTA & TPP


Stop ACTA & TPP: Tell your country's officials: NEVER use secretive trade agreements to meddle with the Internet. Our freedoms depend on it!

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Cosa sono ACTA e TPP?
Per cominciare inquadriamo la cosa: stiamo parlando di internet, copyright e proprietà intellettuale.
Siamo nello stesso campo del SOPA, di cui al post precedente.

Le mie idee al riguardo le ho già espresse, perciò rimando ai vecchi post, ricordando che il mi pensiero deriva solo in parte da convinzioni personali, ma soprattutto da ragionamenti coerenti dal punto di vista economico, dall'analisi dei fatti e da alcune argomentazioni di tipo etico.


Conosco bene i ragionamenti a favore della proprietà intellettuale, ma alla luce dei ragionamenti contrari i primi appaiono veramente deboli e non reggono alla prova dei fatti: non ho trovato prove che la proprietà intellettuale aumenti l'innovazione e la creazione di opere, nè la loro diffusione. Al momento quindi le informazioni che ho mi portano a vedere negativamente qualsiasi incremento della protezione della proprietà intellettuale, che altro non è che un diritto di monopolio garantito per legge senza che vi sia un buona ragione.

All'analisi logica si aggiunge una di tipo etico, forse meno razionale, ma più toccante. Chi favorisce la proprietà intellettuale tende a vedere quest'ultima come un diritto naturale, come una proprità di tipo materiale su un oggetto. L'autore di un'opera diventa in un certo senso proprietario di tutte le copie dell'opera, anche le copie fatte da altri. Cioè non solo egli ha il sacrosanto diritto ad essere riconosciuto autore dell'opera (che poi quando parliamo di cose più astratte e generali anche questo è discutibile), egli ha il diritto di decidere il comportamento degli altri. Questa seconda parte appare senza fondamento. E come se l'inventore della pizza avesse il diritto di venire a casa mia mentre cucino e volesse dei soldi per ogni pizza che faccio e mi denunciasse perchè io nella pizza ci metto le banane e mi permetto di continuare a chiamarla pizza... Ancora peggio, nel caso del software proprietario, per il quale l'utente non ha diritto si conoscere il codice sorgente, è come se la ricetta della pizza fosse segreta, io posso solo mangiarla, comprarla solo dai pizzettari autorizzati e non posso sapere se dentro c'è qualcosa che potrebbe farmi male o creare dipendenza; e se provo a capire cosa c'è nella pizza e provo a fare delle pizze a casa o provo da darne una fetta ad un amico allora commetto un reato. Non si chiama bullismo questo? Nonsense.

La scappatoia? Vendere non più copie di un'opera, ma dove possibile il diritto di accesso o il diritto di fruizione dell'opera, dare in licenza. Non ti vendo la canzone, il film, il libro, la medicina, il computer, il sistema operativo, ma il diritto di ascoltare la canzone, di vedere il film, di leggere il libro, di prendere la medicina, di usare il computer, di far girare il sistema operativo. Non sei più proprietario di una copia, ma fruitore di un contenuto. La copia è tua e controllare cosa ci fai è difficile ed invasivo. Ma se per accedere ai contentuti devi chiedermi il permesso, fare il log-in cosicché io ti riconosca, usare password che io ti do, usare il mezzo che io decido, allora il controllo è più facile e forse meno invasivo. Una prigione dorata. Il risultato però è lo stesso: l'utente vede limitata la priopria libertà, forse però nel secondo caso non se ne accorge, anzi ringrazia per il grande servizio offertogli. Che poi se il servizio fosse davvero di qualità, l'utente non lo userebbe volentieri a pagamento comunque, senza bisogno di create muri e monopoli artificiali?
In fondo io vado al ristorante anche se gli stessi piatti posso farmeli a casa...

Si mi sono fatto prendere la mano, torniamo all'argomento del post.

Stiamo quindi parlando di una protesta che contrappone coloro che pretendono una raforzamento della proprietà intellettuale, specialmente su internet, e coloro i quali considerano questo rafforzamento quantomeno inutile e verosimilmente nocivo e pericoloso.
Il SOPA ha riguardato gli USA; ha suscitato la più grande protesta online della storia e alla fine non è stato approvato.
Che questo sia un successo per i protestanti è fuori discussione. Che sia servito in pratica è dubbio.
Infatti, nel frattempo e senza bisogno del SOPA, il sito di file-sharing Megaupload è stato chiuso: a quanto pare non c'era alcun bisogno che il SOPA passasse per ottenere questo risultato. Il che, agli occhi di un osservatore esterno e non particolarmente informato sui dettagli della legislazione, sembrerebbe la prova dell'inutilità del SOPA stesso. Ma mi rimetto a chi ne sa più di me...

Cio che mi preme notare è che indipendentemente dalla vostra posizione circa la proprietà intellettuale e per quanto Megaupload e il suo fondatore possano risultarvi antipatici, un sito di file-sharing non è altro che un tramite, uno strumento. Loro mettono a disposizione uno spazio e gli utenti ci caricano sopra ciò che vogliono ed eventualmente desiderano condividere. Qui si è criminalizzato chi metteva a disposizione uno strumento e non chi di quello strumento faceva un uso che alcuni ritenevano scorretto. E come se si facesse chiudere un produttore di mazze da golf perché le sue mazze sono usate per commettere omicidi. O se si facesse chiudere un albergo perché nelle sue stanze la gente fa cose illegali. Certo c'è chi rietiene, e in parte a ragione, che chi mette a disposizione degli spazi debba anche farsi responsabile che siano usati correttamente. Se questo è forse possibile entro certi limiti per un albergo, è effettivamente possibile per un sito con milioni di utenti controllare tutti i contenuti? E se fosse possibile non rischierebbe di essere troppo invasivo per gli utenti?
L'albergatore potrà dirmi che nelle stanze è vietato fare certe cose, e se ne viene a conoscenza potrà chiamare la polizia e cacciarmi dall'albergo, ma vogliamo anche dargli il diritto di mettere le telecamere nelle stanze?
A quanto pare sì, alcuni la pensano così.

In ogni caso la protesta contro il SOPA è stata efficace, ed è un segnale importante.
Però i protestanti, contrari alla stretta sul copyright, hanno vinto una battaglia, non la guerra.
Ora infatti il problema rientra dalla finestra.

ACTA è l’acronimo di Anti-Counterfeiting Trade Agreement (in italiano, letteralmente: Accordo Commerciale Anti-Contraffazione) ed è il frutto di 4 anni di trattative riservate tra 40 paesi diversi e alcune multinazionali tra cui Google, Sony e Intel. A differenza di SOPA e PIPA, che erano progetti di legge destinati al vaglio del Parlamento americano, ACTA è formulato come un accordo plurilaterale tra nazioni ed è attualmente alle prime fasi di analisi presso il Parlamento Europeo. La sostanza, tuttavia, è la stessa: l’introduzione di misure internazionali per contrastare la diffusione di materiale coperto da copyright. (Panorama)


Maggiori informazioni su Wikipedia.
Altro sul blog di Fulvio Sarzana.
Altrw info qui.
Uno studio del parlamento europeo conferma che l'ACTA deve essere rifiutato (qui il pdf):
[...] this study finds it difficult to point to any significant advantages that ACTA provides for EU citizens beyond the existing international framework...
(In realtà lo studio non è così netto. Piuttosto lo studio esamina pro e contro, analizza le eventuali conseguenze delle diverse decisioni e sembra cautamente suggerire che non ci sia certezza circa gli effetti positivi dell'ACTA.)

Qui invece la commissione europea ci spiega perché l'ACTA non è pericoloso anzi è un passo in avanti per tutti. C'è anche un documento sui 10 miti da sfatare. Il tutto però ha un'aria vagamente pubblicitaria...


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