Nov 28, 2018

Er bagarino 2.0

Negli ultimi anni ci sono stati casi clamorosi di bagarinaggio 2.0, cioè incetta di biglietti presso i rivenditori ufficiali, sfruttando software per l'acquisto di massa, e vendita sul mercato secondario a prezzi aumentati. Lasciamo da parte le questioni legali. Concentriamoci sull'economia del fenomeno. Che cosa fanno i bagarini? Quali sono le conseguenze del bagarinaggio? È giusto o è sbagliato?

Domande che probabilmente sono venute in mente a molti e che a giudicare dal tenore del dibattito in Italia, incentrato sulla legalità o meno e sul danno ai consumatori e ai rivenditori ufficiali, pochi riescono ad affrontare in maniera logica e con un ragionamento economico coerente.

In realtà per una prima analisi della questione non servono grandi strumenti analitici, basta ragionare in termini di domanda e offerta, purché si conoscano un minimo questi concetti e si abbia chiaro in mente come funziona un mercato (e per esperienza non lo darei per scontato).




La domanda di biglietti
La domanda proviene dalle persone che vogliono assistere agli spettacoli, ai quali esse attribuiscono un certo valore, e che perciò sono disposte a pagare un biglietto purchè il prezzo sia inferiore al valore che per loro hanno questi spettacoli. È abbastanza ragionevole assumere che ci siano persone molto appassionate che per un certo evento pagherebbero cifre relativamente alte e che ci siano persone che apprezzano l'evento ma che non sono disposte a sborsare grandi cifre. In altre parole è ragionevole assumere che per un dato spettacolo la domanda sia decrescente rispetto al prezzo ovvero che la curva di domanda sia inclinata negativamente.

Questo vale sia che le persone abbiano lo stesso reddito e preferenze diverse, sia che le persone abbiano le stesse preferenze e redditi diversi, oltre ovviamente nel caso in cui siano eterogenei sia il reddito che le preferenze (e gli spettacoli siano un bene normale). La questione del reddito non è rilevante per la nostra analisi, ma poichè in molti sono confusi sull'argomento, fatemi dire chiaramente che: i) sì, con prezzi alti i poveri andrebbero a meno eventi dei ricchi e ii) questo è meglio sia per i poveri che per i ricchi nel senso di allocazione efficiente delle risorse disponibili (cioè senza considerare altri possibili effetti collaterali e esternalità). In ogni caso per la nostra analisi semplificata non cambia nulla. Che l'eventuale differenza tra ricchi e poveri sia giusta o meno, che ci piaccia o non ci piaccia, non è una cosa che riguarda questo meccanismo. Per chi vuole approfondire, basta un manuale di economia.

L'offerta di biglietti
Dunque abbiamo una domanda di biglietti inclinata negativamente. E l'offerta? In prima battuta possiamo dire che l'offerta è limitata dalla capienza del luogo che deve ospitare l'evento. I posti e quindi il numero di biglietti sono dati in ogni istante. Questo corrisponde a una curva di offerta verticale.

L'equilibrio e la forma di mercato
Con una curva di domanda inclinata negativamente e un'offerta data, in concorrenza ci sarà il tutto esaurito e il prezzo di mercato dei biglietti sarà pari al valore che l'ultimo biglietto ha per il consumatore con la più bassa disponibilità a pagare tra i partecipanti allo spettacolo. Detto in maniera più semplice, l'equilibrio di mercato sarà nel punto in cui domanda e offerta si incontrano.

Che cosa intendiamo per concorrenza in questo contesto? O meglio, in che modo la forma di mercato influisce sull'equilibrio? Consideriamo monopolio e concorrenza.

Monopolio
Partiamo dal monopolio. Supponiamo che, finché ci sono posti disponibili, stampare un biglietto in più costa zero; cioè i costi marginali sono zero (ipotizzare che siano positivi non cambia il succo della storia). Anche se il monopolista ottiene un ricavo per ogni biglietto venduto, non è detto che sia ottimale raggiungere il tutto esaurito. La ragione è semplice. Se il prezzo è unico, ovvero tutti i biglietti sono venduti allo stesso prezzo (cioè non c'è discriminazione di prezzo), allora la vendita di un biglietto in più da un lato genera un ricavo diretto (il prezzo del biglietto), dall'altro implica un prezzo inferiore per tutti gli altri biglietti, cioè per quelli che sarebbero stati venduti comunque; e questo è un costo implicito o meglio un minor ricavo indirettamente causato dalla vendita dell'ultimo biglietto. Perciò conviene vendere un biglietto in più solo se ciò implica un incremento del ricavo complessivo (ricavo marginale positivo), altrimenti conviene vendere un biglietto in meno (ricavo marginale negativo). Maggiore è il potenziale numero di biglietti venduti e maggiore sarà il minor ricavo su questi causato dalla vendita di un biglietto in più, quindi più si vende minore sarà l'aumento dei ricavi (il ricavo marginale è decrescente). Vi sono allora due casi possibili: i) conviene fare il tutto esaurito; ii) conviene lasciare dei posti vuoti. Il primo caso si ha quando la capienza è bassa e la domanda relativamente alta: l'ultimo biglietto venduto genererà un ricavo marginale positivo, sarebbe profittevole vendere un biglietto in più, ma i posti sono ormai esauriti. Nel secondo caso, con capienza alta e domanda relativamente bassa, si continuano a vendere biglietti finché il ricavo marginale è positivo e ci si ferma quando l'ultimo biglietto venduto produce un ricavo marginale nullo; se ciò avviene prima che i posti siano esauriti, allora è ottimale lasciare dei posti vuoti poiché vendere ulteriori biglietti ridurrebbe i profitti. La differenza tra i due casi è interessante, ma non molto importante per la nostra analisi per una ragione molto semplice: se il monopolista vedrà che è vantaggioso aumentare o diminuire la capienza, cercherà di farlo o alternativamente il monopolista cercherà di offrire spettacoli la cui domanda sia tale da esaurire i posti. Insomma ipotizzare che sia profittevole fare il tutto esaurito è abbastanza ragionevole in prima battuta. Il prezzo del biglietto allora sarà nel punto in cui la domanda è uguale al numero di posti disponibili e vi sarà un profitto (operativo) per il monopolista pari al prezzo per il numero di posti.

Monopolio con discriminazione di prezzo
Supponiamo che anzichè vendere i biglietti ad un unico prezzo il monopolista metta i biglietti all'asta. In questo caso la "concorrenza" è tra i consumatori. Chi offre il prezzo più alto entra. Ora il prezzo effettivamente pagato da ogni consumatore dipende da come funziona l'asta, ma il risultato sarà sempre che converrà vendere biglietti finchè ci sono posti e l'ultimo biglietto sarà pagato a quello che abbiamo chiamato prezzo di mercato, poiché questo è il valore massimo che l'ultimo consumatore è disposto a pagare per l'ultimo biglietto. Le quantità scambiate sono le stesse di prima così come il prezzo dell'ultimo biglietto, ma in base al tipo di asta, i profitti del monopolista possono essere maggiori (discriminazione di prezzo). Al limite il monopolista può ottenere profitti massimi se riesce a far pagare a ogni consumatore il massimo prezzo che è disposto a pagare (prezzo di riserva). In questo caso tutti i vantaggi dello scambio vanno al monopolista.

Concorrenza
La concorrenza può cambiare la distribuzione dei vantaggi tra consumatori e venditori, ma non cambia la dimensione della torta, cioè i vantaggi dello scambio. Possiamo ipotizzare due tipi di concorrenza: i) tra venditori di biglietti di uno stesso spettacolo; ii) tra spettacoli diversi. Nel primo caso, se ci fossero molti venditori in concorrenza tra loro, ognuno cercherebbe di spuntare il prezzo più alto possibile. Immaginiamo che ogni venditore sia libero di vendere tutti i biglietti che vuole al prezzo che vuole, fino a esaurimento posti. Mantendo l'ipotesi che il costo di un posto per il venditore sia zero, il prezzo minimo a cui ogni venditore è disposto a vendere è zero. Supponiamo che tutti i venditori scelgano inizialmente lo stesso prezzo pari al prezzo di mercato (il ragionamento vale per ogni altro prezzo). In questo caso ogni venditore fa profitti in proporzione dei biglietti che vende. Ma questa situazione non è un equilibrio perché ogni venditore può abbassare di poco il prezzo e vendere tutti i biglietti dell'evento. Questo meccanismo ci dice che l'unico prezzo compatibile con la concorrenza è zero (o meglio pari al costo marginale). L'equilibrio di mercato prevede che la quantità scambiata sia sempre la stessa, pari al numero di posti disponibili, e che il prezzo sia zero. I venditori non ottengono "profitti" (attenzione alla definizione di "profitti" in economia), mentre i consumatori beneficiano di un prezzo inferiore rispetto ai casi precedenti: per l'ultimo consumatore questo beneficio è esattamente pari al prezzo di mercato degli esempi precedenti, ovvero il prezzo di riserva. La dimensione della torta non cambia, ma la "mangiano" tutta i consumatori. Il secondo caso, quello in cui ci sono spettacoli diversi, porta esattamente allo stesso risultato (per semplificare pensate a molti spettacoli tra cui scegliere che per i consumatori sono perfetti sostituti).

I bagarini
A questo punto introduciamo i bagarini. Lo scopo dei bagarini (stranamente) è quello di fare profitti; ciò normalmente si concretizza nel comprare i biglietti dai venditori ufficiali al prezzo ufficile - ipotizziamo che sia proprio il prezzo di mercato o di equilibrio, anche se l'esperienza ci suggerisce che probabilmente è inferiore - e di rivenderli ad un prezzo maggiorato. Prima di tutto, affinché i bagarini esistano, questa operazione deve essere possibile (in senso economico, non legale). Vediamo cosa succede nei due casi analizzati: monopolio e concorrenza.

Consideriamo il caso del monopolio (senza discriminazione di prezzo). Il prezzo scelto dal monopolista ufficiale è quello determinato sulla curva di domanda in base al numero di posti disponibili. Poiché il prezzo di mercato è inferiore ai prezzi di riserva di tutti i consumatori (tranne l'ultimo), è effettivamente possibile vendere lo stesso numero di biglietti a prezzi superiori, ovvero comportarsi come un monopolista discriminante. Dal punto di vista dei bagarini, il fatto che ci sia questo margine corrisponde ad una possibilità di profitto non colta dal monopolista. Nessuno dovrebbe stupirsi del fatto che se si lasciano dei soldi sul tavolo, qualcuno tenterà di allungare la mano per prenderli: è esattamente quello che ci si dovrebbe aspettare (che sia legale o meno). Questa idea ci aiuta a definire una regola.

Prima legge del bagarinaggio. È l'estistenza di una possibilità di profitto non colta dai venditori ufficiali che rende possibile economicamente il bagarinaggio.

Supponiamo che il bagarino compri al prezzo di mercato un certo numero di biglietti. Ci saranno consumatori disposti a pagare un prezzo maggiorato? Sì. Bisogna però fare alcune precisazioni. Ovviamente bisogna che alcuni consumatori siano rimasti senza biglietto e che non sia più possibile trovarne tramite i canali ufficiali, assumiamo quindi che i biglietti "regolari" siano esauriti. Il maggior prezzo ottenibile dai bagarini dipenderà da quali consumatori saranno rimasti senza biglietto: quelli con il prezzo di riserva più alto saranno disposti a pagare di più.

Supponiamo, per iniziare, che i consumatori rimasti senza biglietto siano quelli con la minore disponibilità a pagare. In questo caso è facile intuire che se il bagarino non vende tutti i biglietti va in perdita, mentre se vuole rivendere tutti i biglietti in suo possesso, allora deve necessariamente fissare un prezzo pari a quello di mercato e ottenere un guadagno nullo (bagarino non-discriminante). Per capire questo risultato basta immaginare che il bagarino venda tutti i biglietti tranne uno. In questo caso il prezzo potrà essere leggermente più alto di quello ufficiale, ma non abbastanza da compensare il costo dell'ultimo biglietto: conviene vendere anche l'ultimo biglietto. Possiamo essere sicuri di ciò poiché inizialmente il venditore ufficiale ha determinato la quantità di posti in maniera tale da massimizzare i suoi profitti (cioè il numero di posti è tale che il venditore monopolista opera sul tratto elastico della curva di domanda o nel punto con elasticità unitaria).

Supponiamo, invece, adesso che i consumatori rimasti senza biglietto siano quelli con la maggiore disponibilità a pagare. Notiamo innanzitutto che questa ipotesi è un po' inverosimile, perché questi sono i consumatori per i quali lo spettacolo è più importante, quelli che ne traggono la maggiore utilità e probabilmente i primi disposti a mettersi in fila o a muoversi con largo anticipo per comprare i biglietti. Comunque sia, il fatto che questi consumatori siano rimasti senza biglietto avvantaggia il bagarino. Ora il bagarino può effettivamente ottenere un profitto e vendere tutti i biglietti a un prezzo maggiorato. Il prezzo sarà determinato sulla curva di domanda in corrispondenza della quantità di biglietti in mano al bagarino. Il bagarino non sta facendo altro che effettuare una discriminazione di prezzo che il venditore ufficiale non è stato in grado di effettuare.

Notiamo adesso che i due casi analizzati, quelli dei consumatori con la minore e la maggiore disponibilità a pagare, vanno collocati ai due estremi dei casi possibili. Nel primo caso i profitti sono al più nulli, nel secondo sono massimi. È ragionevole allora ipotizzare che se i consumatori che si rivolgono al bagarino hanno disponibilità a pagare intermedie i profitti potranno essere positivi. È fondamentale il ruolo del consumatore marginale, quello con la minore disponibilità a pagare tra quelli che si rivolgono al bagarino: è il prezzo di riserva di quest'ultimo che determina il prezzo (per il bagarino non-discriminante).

Fin qui abbiamo ipotizzato un bagarino non-discriminante, ovvero che fissa un prezzo di rivendita uguale per tutti. Ma è forse più realistico pensare al bagarino come a un agente che effettua discriminazione di prezzo, cioè che è in grado di ottenere un prezzo maggiore dai consumatori più disposti a pagare. O similmente possiamo pensare al bagarinaggio come un processo di "matching", cioè di ricerca delle controparti e contrattazione, in cui il bagarino e il consumatore interessato si cercano a vicenda e poi contrattano sul prezzo, per cui maggiore è l'abilità del bagarino e maggiore il prezzo di riserva del consumatore, e maggiore sarà il prezzo. È evidente che in questo caso i profitti saranno sempre maggiori rispetto agli esempi di prima, e in particolare saranno sempre positivi. Possiamo quindi riassumere.

Seconda legge del bagarinaggio. Se il venditore ufficiale determina il prezzo in maniera ottimale, il bagarino può ottenere profitti se e solo se è in grado di effettuare discriminazione di prezzo (o se è in grado di effettuarla in maniera più efficiente del venditore ufficiale).

Corollario. Se il bagarino non può fare discriminazione di prezzo e se il prezzo è inferiore al livello di equilibrio, esiste una possibilità di profitto anche in assenza di discriminazione di prezzo.

Questo corollario ci aiuta a comprendere la situazione che più probabilmente troviamo nella pratica, ovvero quella in cui il rivenditore ufficiale fissa un prezzo per i biglietti (al massimo distinguendo i diversi tipi di poltrona o simili) effettuando una discrmininazione imperfetta; i bagarini hanno probabilmente una maggiore possibilità di discriminare; e soprattutto il prezzo ufficiale è tipicamente troppo basso.

Inoltre dobbiamo chiederci se al bagarino conviene rivendere tutti i biglietti. Dipende. La logica è la stessa del monopolista, solo che in questo caso il bagarino sostiene il costo dei biglietti prima di rivenderli. Con un prezzo di rivendita superiore a quello di mercato, il bagarino deve valutare se è il caso di abbassare il prezzo per vendere un numero maggiore di biglietti. Vendere biglietti in più però implica ottenere un prezzo inferiore anche sui biglietti che avrebbe venduto comunque, in altre parole il ricavo marginale è decrescente.

Aspetti non toccati includono la dimensione temporale, dato che i prezzi variano nel tempo e tendono a crescere in prossimità dell'eventi. Vi sono poi alcune ragioni che spiegano perché i prezzi potrebbero essere inferiori al livello di equilibrio, ma abbiamo ignorato questo aspetto. E molto altro.

La conclusione della analisi sopra però è piuttosto semplice, seppur incompleta dato che trascura alcuni aspetti: i bagarini, di fatto, possono esistere solo perché vi sono possibilità di profitto non colte dal venditore ufficiale. Dal punto di vista dei venditori sarebbe ottimale adottare strategie più efficaci di discriminazione di prezzo. In altre parole, dal punto di vista economico, non sembra esserci nulla di cui stupirsi.

Il discorso ovviamente cambia nel momento in cui ammettiamo che alcuni eventi abbiamo una rilevanza che va oltre il puro intrattenimento e l'utilità del singolo spettatore. Ovvero se attribuiamo a certi spettacoli una valenza socio-culturale e riteniamo che ci siano esternalità positive. In questo caso sarebbe lecito sostenere l'offerta di spettoli e eventi nonché sostenere i consumatori meno abbienti o calmierare i prezzi. Attenzione però perché come al solito, se il principio sembra giusto, le insidie sono nei dettagli. Chi e come sceglie quali eventi proteggere? Chi e come sceglie quali consumatori aiutare?


Approfondimenti:

http://jimmyatkinson.com/papers/the-economics-of-ticket-scalping/

http://ticketeconomist.com/

http://theconversation.com/the-economics-of-ticket-scalping-83434

https://www.aeaweb.org/articles?id=10.1257/089533003765888449

https://www.nber.org/papers/w15476

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